Bloomburrow | Episodio 5: Cala la Notte ad Acquifonte
- Valerie Valdes

- 8 lug 2024
- Tempo di lettura: 23 min
Aggiornamento: 16 mar
Helga
Acquifonte incombeva sullo stagno più grande della Valle. La delicata guglia d’acqua che sgorgava magicamente da un giglio intagliato al di sopra della sala del trono fu visibile ben prima che Helga e gli altri raggiungessero il Distretto Portuale di Pozza Girino alla base. Ogni livello era un’opera d’arte. Tre vasche intagliate di saponaria ed abbellite con decorazioni curve: petali di fiore, onde in movimento, volti di ranidi stilizzati. Delle grandi saracinesche al di sotto della città permettevano agli animalidi di riversarsi nei porti, impazienti di partecipare ai costanti festeggiamenti incoraggiati o direttamente patrocinati da Re Glarb in persona.

Ripensare al suo vecchio mentore insaporì Helga con un pizzico d’ansia e un’abbondante cucchiaiata di vergogna. Mentre i suoi compagni ammiravano il mercato galleggiante sotto lo strato inferiore della città, con gastronomie e negozi impilati in una catasta di legno umido e finestre tonde, lei annaspava nel fango della propria mente. Mentre loro fissavano la luce blu che scintillava attraverso il soffitto d’acqua tenuto sospeso da un potente intreccio, circondati da bolle di vetro grandi come una casa, lei si accovacciava come se attendesse l’arrivo di un colpo dall’alto.
“Questo posto è incredibile” disse Finneas, meravigliato. “La Città dei Tre Alberi potrà anche essere più grande, ma la mia testa qui sta per svitarsi da tanto che la sto girando.”
“Io preferisco i posti con meno acqua” si lamentò Gev. “Dopo tutto questo, mi farò una vacanza alla Quercia Semprardente.”
“Prima il dovere, poi il piacere” disse Ral.
Mabel lasciò passare un avianide dalle piume blu che stava inseguendo una lontra con una scopa. “Non sono sicura da dove iniziare. Potremmo chiedere di Artiglio Crudele, ma potrebbe avere degli alleati pronti a nasconderlo.”
Helga inspirò, trattenne il respiro, poi si costrinse ad espirare. “Forse, magari, potrei riuscire ad ottenere udienza da Re Glarb e chiedere il suo aiuto?”
“Ma certo!” disse Mabel. “Tu eri la sua apprendista.”
“Sì, ma… non ci siamo separati nel migliore dei modi.”
“Ha provato ad ucciderti?” chiese Ral.
“Certo che no!” esclamò Helga.
“Gli hai rubato qualcosa?”
“Non lo farei mai!”
Ral alzò le spalle. “Allora sei a posto. Come possiamo entrare per incontrarlo?”
Helga si avvolse la braccia attorno. “In teoria chiediamo ai suoi assistenti un’udienza. Di solito è occupato, ma in queste circostanze probabilmente vorrebbe sapere cos’è successo.”
“Fai strada” disse Mabel.
Helga prese in considerazione di richiedere ad un intrecciatore ranide di aprire un portale per il livello più alto, ma la strada lunga era più scenica… e ritardava l’inevitabile. Li condusse agli ascensori di vetro al centro del livello, che si appoggiavano su pozze d’acqua ed erano serviti da ranidi o mustelidi che indossavano delle setose uniformi blu con cappelli abbinati. Quando abbastanza animalidi si riunivano su una piattaforma, l’addetto inviava un flusso di magia nell’acqua, spingendo l’ascensore verso il prossimo livello in alto.
Salirono su un disco e, con un leggero ondeggiamento, l’ascensore salì verso l’alto. Helga scrutò in basso attraverso il vetro colorato di blu. Le barche che sfrecciavano nei porti e le ninfee si rimpicciolirono, i tetti si stavano allontanando, per poi venire nascosti dalle bolle che fluttuavano sotto il soffitto. L’acqua incantata che separava i vari livelli si divise, e presto si ritrovarono fermi in una pozza simile a quella del livello inferiore.
“Salite o vi fermate?” chiese l’addetto.
“Saliamo” rispose Helga.
Continuarono, con una vista diversa sotto di loro. Qui gli edifici nello stile tipico dei ranidi erano costruiti sopra singole conche, con le cupole di vetro colorato o saponaria sottile come porcellana. Le barche che scivolavano tra di esse erano più eleganti, riccamente intagliate e decorate con fregi complessi. Alcune sfoggiavano vele intrecciate d’argento, mentre altre venivano spinte da un trucchetto magico d’acqua.
Infine salirono fino al livello in cima. Altri intrecci aiutavano i normali metodi di costruzione: pareti di brillante acqua in caduta invece che di vetro, con i colori che viravano come quelli di un arcobaleno in una bolla di sapone. Delle piccole fontane imitavano quella enorme al centro, dove la sala del trono di Re Glarb si affacciava non solo su tutta Acquifonte, ma anche sull’intero stagno attorno e oltre.
“La vista è mozzafiato” disse Mabel mentre scendevano dall’ascensore.
“Aspetta che lo dica alle mie sorelle” sussurrò Finneas. “Non mi crederanno mai.”
Helga cercò di apprezzare la vista a volo d’avianide delle foreste e montagne lontane, delle pianure distese come una trapunta di fiori e raccolti. Invece tremava in vista del loro imminente incontro. Re Glarb si sarebbe ricordato di lei? Magari sarebbe stata solo un volto tra molti apprendisti, un allontanamento come tanti altri, un nome svanito dalla memoria.
O magari lui si sarebbe ricordato esattamente perché l’aveva bandita.
Nell’anticamera della sala del trono, gli animalidi si distendevano su ninfee dorate e divani imbottiti di petali, oppure nuotavano nell’acqua cristallina. Un assistente del re, riconoscibile dal suo alto copricapo e tunica color crema, si avvicinò e si inchinò gentilmente.
“Posso aiutarvi con qualcosa?” chiese l’assistente, con un tono che suggeriva che quasi certamente non avrebbe potuto farlo.
Helga doveva starci impiegando troppo a rispondere, poiché Mabel sbuffò e le diede una gomitata.
“Siamo qui per vedere Re Glarb, se possibile” disse Helga, sperando di non sembrare così piccola e senza fiato.
L’assistente sorrise. “Sua Umidità è indisposto oggi, e probabilmente lo sarà anche domani, ma la prossima settimana-“
“Helga era una sua apprendista” intervenne Mabel. “Magari il re potrebbe essere propenso a vederla prima?”
“Un’apprendista?” L’assistente scrutò Helga con più attenzione. “Ne dubito, ma… aspetta, hai detto Helga?”
Lo stomaco di Helga tentò di nascondersi tra le sue dita palmate.
“È urgente” insistette Mabel. “Preferiremmo discuterne direttamente con il re, per evitare potenziale panico.”
“Panico?”
“Relativo alle Bestie della Calamità.”
“Bestie della Calamità?” Gli occhi dell’assistente sporgevano in fuori, e la sua voce si alzò con un suono che sembrava uno squittio. “Capisco. Torno subito.” Saltellò verso la sala del trono.
“Helga” disse Mabel, con quel tono genitoriale che faceva presagire una delusione in arrivo, “cos’hai fatto di preciso per far porre fine al tuo apprendistato?”
Helga strinse la propria bacchetta come se avesse potuto difenderla dalle proprie inadeguatezze. “Ci fu… un incidente. Non era il primo… spesso facevo fatica a rimanere concentrata. Ma questo fu peggiore.”
“Non può essere andata così male” disse Finneas, incoraggiante.
“Stavamo facendo pratica con i trucchetti zampillanti. L’assistente di Re Glarb liberò uno sciame di moscerini e noi avremmo dovuto colpirli con gli zampilli.”
“Hai colpito qualcos’altro?” chiese Ral.
Helga sussultò. “Colpii Re Glarb. O, più precisamente, il suo bastone. Stavo guardando nella direzione sbagliata e… non importa. Eravamo vicini al bordo del livello, e il bastone cadde.”
“Oh no” disse Mabel.
“Aprii un portale sotto di esso ed un altro di fianco a me, così da farlo cadere nella mia mano.” Helga chiuse gli occhi. “Tranne per il fatto che lì si trovava il re, e aveva scagliato una frusta d’acqua per afferrare il bastone…”
Ral emise un suono soffocato.
“…quindi Re Glarb si colpì da solo con la propria frusta d’acqua attraverso il portale. Poi il bastone gli cadde sulla testa. Stava cadendo così veloce…” Helga deglutì. “Passò diversi giorni a riprendersi dalla botta. E il bastone si era spezzato.”
“Oh, Helga.” Mabel le accarezzò un braccio. “Non devi rimuginare sugli imbarazzi del passato.”
“Come posso non farlo?” chiese Helga. “Non faccio mai nulla di giusto. Ti ho quasi fatta cadere l’ultima volta che ho provato con la magia.”
“A voler essere precisi” disse Gev, sbattendo la sua terza palpebra, “la tua ultima magia ci ha tenuti all’asciutto dalla pioggia quando stavamo fuggendo dal dragofalco.”
Helga aprì la bocca per controbattere, ma poi la chiuse. Aveva ragione. Quel trucchetto le era venuto bene. “Comunque, quella è stata l’unica volta.”
“E cosa mi dici della divinazione?” chiese Finneas. “Anche quella ha funzionato.”
“Nessuno di noi è perfetto” disse Mabel. “Il mio primo tentativo di sfocatura? Finii dritta dentro un cardo.”
“Ma ora guardati! Tu sei incredibile, mentre io sono… io.” Helga contrasse le labbra per non far uscire ulteriore tristezza o astio.
“Devi perdonarti, Helga” disse Mabel, con gentilezza. “Il passato ci dice chi siamo, ma non deve definirci. Guarda nel tuo futuro e vedi che ci sarà un sentiero più luminoso.”
Se solo fosse così facile, pensò miseramente Helga. Forse era come per il suo trucchetto della scala acquatica: se avesse fatto un passo alla volta, presto sarebbe stata più in alto del punto di partenza. Ma la caduta sarebbe stata più lunga…
L’assistente tornò e li condusse nella sala del trono, racchiusa all’interno di colonne intrecciate d’acqua che sostenevano il fiore di saponaria e la sua guglia liquida sopra di essa. La vasca era tappezzata di ninfee, alcune delle quali erano sopraelevate per fornire ombra o una piattaforma rialzata. Erano fiorite in una vasta gamma di colori, dal bianco crema al rosa aurora, con filamenti di un giallo acceso al loro centro come fossero dei piccoli soli. In fondo alla stanza, su un enorme trono con un delicato intreccio floreale, il re vestito di seta osservava Helga con palese disprezzo.
“La prodiga apprendista fa ritorno” disse Re Glarb, con la sua voce profonda e riecheggiante. “Mi dicono che porti notizie di una Bestia della Calamità?”
“Sì” gracidò Helga, poi si schiarì la gola. “Maha ha attaccato il mio villaggio, quindi sono andata in cerca di aiuto e noi-“
“È proprio un peccato.” Re Glarb si appoggiò il mento sul pugno. “Ma tali Calamità sono imprevedibili, altrimenti non ci servirebbero gli auguri.”
“Non è stato solo il mio villaggio. Il Gufo della Notte ne ha distrutti altri, e il Luccio dell’Inondazione ha allagato la Zona Portuale della Città dei Tre Alberi.”
“Un donnolide chiamato Artiglio Crudele ha rubato l’uovo di una Bestia della Calamità” spiegò Mabel. “Crediamo che sia questo che sta causando gli attacchi. Abbiamo rintracciato lui e i suoi mercenari qui ad Acquifonte.”
Se Helga non avesse fissato lo sguardo sul re, avrebbe potuto non notare lo spostamento dello sguardo di lui. Lei lo seguì fino alla sinistra del trono, dove si intravedeva una debole luce dietro uno schermo di foglie posizionato in modo strano.
“Lo avete rintracciato fin qui?” chiese Re Glarb. “C’è qualcun altro che sa di tutto questo?”
“Un gruppo di custodi del sapere” disse Mabel. “Anche loro stanno cercando l’uovo.”
Re Glarb unì le punte delle dita. “Questo presenta effettivamente un problema.”
Helga strinse gli occhi verso il tramezzo, ampliando i propri sensi verso di esso sfruttando l’acqua al di sotto. Qualsiasi cosa ci fosse lì dietro sembrava potente: la magia emanava degli impulsi, quasi come un battito cardiaco.
“Se riuscite a trovare l’uovo” disse Mabel, “possiamo restituirlo da dove è venuto, sperando di fermare gli attacchi.”
“Io ho una soluzione piuttosto… diversa in mente. Non mi aspetto che una semplice topinide come te possa comprendere, ma a volte devono essere fatti dei sacrifici per il bene superiore.”
“Sacrifici?” esclamò Finneas.
“Il bene superiore?” ripeté lentamente Mabel.
Il terrore inondò gli arti di Helga con una scarica fredda e rovente. Con un tentacolo d’acqua, buttò giù lo schermo per rivelare ciò che nascondeva.
All’interno di un nido intrecciato e decorato si trovava un uovo enorme, il cui guscio vellutato blu era disturbato da un pulviscolo che brillava come le stelle.
“L’uovo della Bestia della Calamità?” Helga vacillò dallo stupore. “Ce l’avete voi?”
“Spererei proprio di sì” rispose Re Glarb. “Ho pagato Artiglio Crudele estremamente bene per portarlo qui.”
Un donnolide vestito di rosso apparve da dietro il trono, con le stesse sembianze dell’immagine evocata da Coffey: un occhio sfregiato dalle cicatrici e uno stocco appeso alla cintura. “La Compagnia Ombra Funesta porta sempre a termine i suoi contratti” disse Artiglio Crudele, con una voce ruvida come calcare.
“Vedi, piccola Helga” continuò il re, “con il giusto intreccio posso controllare la Bestia della Calamità all’interno di quell’uovo. Immagina di non dover mai più preoccuparti dell’improvviso cambio delle stagioni, della siccità o della piaga. Il nostro campione personale potrà difendere tutti gli animalidi nella Valle, respingendo le altre Bestie della Calamità per mio volere.”
Helga faticò a reprimere la sua rabbia. “Avete causato moltissima distruzione… non solo il mio villaggio, ma anche altri. La Città dei Tre Alberi inondata! Le Bestie della Calamità sono troppo pericolose per farsi controllare da qualcuno. Volete essere come gli intrecciatori del passato diventati mostri senza senno?”
“La storia giustificherà le mie azioni” la derise Re Glarb. “Sarò ricordato come un pragmatista… anzi, un visionario, che ha spalancato le porte ad una nuova era di pace e prosperità.”
“Avete lasciato che le vostre paure prendessero il sopravvento sul buonsenso” disse Mabel.
“Il fine non sempre giustifica i mezzi” aggiunse Ral. “Credetemi, io lo so bene.”
Re Glarb fece un cenno con fare sprezzante. “Le vostre opinioni non contano: non sarete abbastanza vivi per continuare ad esporle. Oppure potrei rinchiudervi in qualche buca bella profonda, così potrete pentirvi quando i miei piani si compiranno.”
“Potete sicuramente provarci” disse Mabel, con una mano sull’elsa della sua spada.
“Chi siete voi per sfidarmi?” disse Re Glarb. “Un gruppo di contadini e un’intrecciatrice fallita? E…” Scrutò Ral. “Cosa dovrebbe essere quell’aggeggio sul tuo braccio? Bah, non ha importanza.” I suoi occhi brillarono di blu, come il fondo di uno stagno, e delle corde acquatiche si avvolsero attorno a Helga e agli altri. “Artiglio Crudele, liberati di questi parassiti.”
“Ombre Funeste, prendeteli” ordinò Artiglio Crudele. Una decina di mercenari armati arrivarono da una stanza laterale. Helga faceva forza contro quel vincolo, flessibile eppure infrangibile.
Zoraline si svegliò e cercò di stiracchiarsi. “Perché sono legata?”
“Non puoi liberarci con una magia, Helga?” chiese Mabel.
Re Glarb gorgogliò una risata. “Pensi che la magia di Helga possa superare la mia? Che incredibile sciocchezza. Riesce a malapena a gestire dei semplici trucchetti. Come intrecciatrice, è un totale fallimento.”
Udire le stesse parole che si era rivolta, ma pronunciate duramente dal suo vecchio mentore, colpì Helga con la forza di un pugno. Cadde sulle ginocchia, con l’acqua che la stringeva e derideva le sue mancanze.
“Non ascoltarlo, Helga” insistette Mabel. “Non saremmo qui senza il tuo presagio. Sei un fallimento solo se ti arrendi!”
Helga fissò gli occhi di ossidiana della topinide che si era fidata di lei fin dall’inizio, che l’aveva difesa contro gli scettici e i detrattori, che l’aveva sempre incoraggiata di continuare a provarci. Non importava cosa dicessero le voci nella sua testa. Non importava che la sua famiglia non l’avesse mai appoggiata, o che Re Glarb pensasse che lei fosse una sciocca. Mabel credeva in lei. Mabel aveva bisogno del suo aiuto.
Helga conosceva solamente qualche trucchetto minore ma, a volte, una magia piccola era grande abbastanza.
Mentre Artiglio Crudele si avvicinava a lei con la spada sguainata, Helga si concentrò sui piedi di lui. Sotto di essi intrecciò la sua magia dello scalino acquatico. Con un cenno del mento, lei lo fece scivolare verso Re Glarb, che alzò le mani per difendersi dall’impatto. L’intreccio di lui cedette e le costrizioni liquide si dissolsero sul pavimento della sala del trono.
Mabel estrasse la sua spada, che avvampò di arancione. Gev tirò fuori le sue mazze infuocate, con le fiamme che danzavano attorno alle estremità. Finneas incoccò tre frecce, mentre Coccolo si erse in tutta la sua altezza, scrocchiandosi il collo. Perfino Zoraline aprì le sue ali in modo minaccioso, con il suo naso camuso rivolto verso l’alto con fare sprezzante.
“Avanti, allora.” Helga creò uno scudo d’acqua rotante attorno a sé. “Mostriamo a Sua Umidità di cosa è capace un gruppo di contadini.”
Mabel
Per quanto avrebbe voluto crogiolarsi nel suo orgoglio dopo aver udito la coraggiosa dichiarazione di Helga, Mabel spostò quella sensazione nel suo ripostiglio mentale per concentrarsi sul combattimento imminente. Doveva fermare il folle piano di Re Glarb, proteggere i suoi alleati… no, i suoi amici… e tornare dalla sua famiglia a Buoncolle.
Un leporide le scagliò la sua lancia, traendo vantaggio dalla sua gittata maggiore. Con un passo laterale, Mabel tagliò il manico con la sua spada lucente e la punta della lancia cadde sul pavimento con uno spruzzo d’acqua. Con una sfocatura evitò una raffica di coltelli, poi un colpo di bastone. Ogni nemico che cercava di colpirla trovava solamente l’aria mentre la magia di lei nascondeva i propri movimenti.
Anche durante il combattimento, Mabel osservava gli altri. Coccolo e Gev stavano affrontando due procionidi ringhianti, uno che brandiva dei tirapugni chiodati e l’altro che intrecciava un mulinello di oggetti: teiere, gusci di cozza affilati, pietre lisce e altro ancora. Coccolo spingeva via i detriti aerei o li afferrava per rispedirli al mittente. Gev saltò dalle spalle di Coccolo e fece volteggiare le sue mazze in un letale movimento a forma di otto. I proiettili dell’intrecciatore venivano carbonizzati o spezzati in parti più piccole dai lati più affilati.
Sopra di loro, Zoraline era impegnata in una battaglia aerea contro un temibile uccello canterino che brandiva una spada con due lame che si estendevano da un’impugnatura centrale. Zoraline schivava, inclinando le proprie ali all’indietro durante la corsa ascendente per fluttuare sul posto mentre l’avianide sfrecciava oltre di lei. Con un grido lamentoso, lei scatenò una preghiera incantata che scagliò il nemico oltre il bordo della vasca.
Una mefitide inseguiva Finneas, che correva a zigzag attorno a lei, troppo veloce per essere afferrato. Lei rilasciò una putrida magia a spruzzo, facendo barcollare per il tanfo sia amici che nemici. Finneas balzò in alto e all’indietro, rilasciando il suo trio di frecce. Le punte, ricoperte di bardane spinate, si conficcarono nel dorso peloso della sua avversaria, strappandole un gridolino di sorpresa e dolore.
Gev sputò fiamme contro la nube puzzolente, che si accese in una palla di fuoco prima di dissiparsi. “Non osare rovinare la reputazione dei Mascalzoni Striati!” sibilò lui alla mefitide.
Ral sospirò e sparò un colpo di fulmine ad arco verso una lacertide che stava saltando su di lui. Lei venne sbalzata all’indietro e atterrò malamente nell’acqua, con dei fili di fumo che salivano dalla sua armatura a scaglie. “Sempre in mezzo a un combattimento” mormorò Ral.
Re Glarb era in piedi davanti all’uovo di Bestia della Calamità mentre Artiglio Crudele avanzava verso Mabel con uno sguardo omicida.

“Conosco quelli come te” disse Artiglio Crudele, con voce grattata e scrocchiandosi il collo. “Solo perché hai aiutato a scacciare una volta dei banditi morti di fame, credi che questo ti renda un’eroina. Non lo sei. Io sono un professionista, tu sei una dilettante. Io sono un combattente, tu sei una contadina. Vattene finché sei ancora in vita e fai delle scelte migliori.”
“Non sono una contadina” rispose Mabel, “Sono una pasticciera.”
Artiglio Crudele eseguì un profondo affondo con il suo stocco, colpo che Mabel schivò con un passo laterale. Quello successivo lo parò con il suo scudo; la sottile spada rimbalzò, lasciando una macchia di un verde pungente lungo la superficie. Veleno. Se l’avesse colpita, il combattimento sarebbe finito velocemente, e non in suo favore.
Il donnolide spinse l’attacco incessantemente, menando fendenti e affondi con pura malizia. Lei schivava ed eseguiva sfocature attorno a lui, sperando di stancarlo. La spada di lei, inizialmente illuminata da una luce fioca, aumentò d’intensità e lasciava dietro di sé delle scie arancioni, come se stesse squarciando l’aria con artigli infuocati. Ma Artiglio Crudele continuava a colpire di taglio e in affondo, con il respiro perfettamente regolare, come se avesse potuto combattere ancora per ore.
Mabel fece un passo a sinistra… ma si ritrovò esattamente dov’era prima. Re Glarb aveva aperto un portale e lei ci si era ritrovata dentro. La lama di Artiglio Crudele cadde dall’alto verso la sua testa, quindi lei alzò la spada e lo scudo per bloccare il colpo. Si ritrovarono bloccati, lama contro lama, elsa contro elsa. Lui continuava a spingere verso il basso, con il lato avvelenato della sua arma che continuava ad avvicinarsi al volto e al collo di lei. Ancora qualche secondo, e lui avrebbe avuto la meglio.
Lei è sempre stata la mia eroina. Era Clem che parlava, dalle profondità della sua memoria.
Diventerà un’eroina, Pip, aggiunse Foggy. Andrà all’avventura, e lotterà con la spada, e userà la magia, e poi tornerà per raccontarci tutte le sue storie!
La sua storia non sarebbe finita ora. Re Glarb non poteva farla franca, per il bene della Valle e di tutto Bloomburrow. Mabel riusciva quasi a percepire le mani della sua famiglia che si univano alle proprie, con le loro braccia che le conferivano forza.
La sua spada prese improvvisamente fuoco, brillante come il cuore di un falò. Artiglio Crudele urlò quando la spada bruciò la sua pelliccia, barcollando all’indietro. Il suo occhio buono brillava di paura. Mabel menò un fendente, lanciando un’ondata di fuoco verso di lui, spingendolo verso il bordo della vasca. Poco dopo si ritrovò sul precipizio, tra una morte a causa del fuoco o di una lunga caduta. Con uno scatto del polso, lei lo disarmò, facendo cadere la sua arma verso le acque cristalline molto più in basso.
Artiglio Crudele mostrò i denti. “Fallo, pasticciera” ringhiò. “Finiscimi.”
Le rune sulla lama di lei brillarono. Avrebbe potuto farlo. Ma avrebbe dovuto? Era questa la storia che voleva raccontare ai suoi figli? No.
“Vattene finché sei ancora in vita” disse Mabel. “Fai delle scelte migliori. Non è mai troppo tardi per fare del bene.”
La risposta di Artiglio Crudele venne persa quando un urlo gracidante attirò la loro attenzione. Le mani di Re Glarb formarono dei complessi disegni in aria, e di fronte a lui Helga si sforzava invano di liberarsi da un blocco di ghiaccio.

Una furia virtuosa si impadronì di Mabel. Con una sfocatura raggiunse il re, sperando di distrarlo con un colpo infuocato e spezzare il suo intreccio. Invece di un fendente di fiamme, la lama produsse un’immensa fiammata ruggente. Sembrava un lupo in procinto di colpire, ma l’immagine era sparita troppo velocemente perché lei potesse esserne certa.
Re Glarb lanciò le braccia verso l’alto con un grido di paura. Mabel raggiunse il fianco di Helga in pochi passi e conficcò la sua spada fiammeggiante nel blocco ghiacciato. Si sciolse come zucchero nell’acqua calda.
Tremante, Helga si rimise in piedi di fianco a Mabel, che alzò il suo scudo. Re Glarb, recuperato un contegno, creò con il liquido sotto i suoi piedi una piattaforma che lo sollevò in aria. Gesticolò a destra e a sinistra come se stesse conducendo un’orchestra, con flussi d’acqua che si diramavano verso il basso dal suo piedistallo come una lenza da pesca. Le estremità si incurvarono in forme uncinate, pronte a catturare Mabel e gli altri come sanguinerole.
Sopra di lui, stavano addensandosi delle nubi di tempesta.
“Se solo possedeste un po’ di vera visione” gridò Re Glarb. “Avremmo potuto festeggiare insieme la nascita di una nuova Valle.”
“Una Valle di ossa e ceneri!” urlò Helga in risposta. “Chi mai la festeggerebbe?”
Le nuvole si annerirono, oscurando il sole. Il vento cambiò, da brezza leggera a furia frenetica.
Le lenze uncinate di Re Glarb iniziarono a ruotare attorno alla sua piattaforma. “Un fallimento come te non potrebbe mai capire il mio genio!”
Ral si mosse lentamente verso Mabel. “Abbiamo un problema.”
“Solo uno?” rispose Mabel.
“Un problema più grande.”
“Tutto questo termina adesso!” urlò Re Glarb.
Il fulmine crepò il cielo come un piatto lasciato cadere. Tra le scie di elettricità, il Falco della Tempesta apparve con un ruggito assordante. Appiattendo le sue quattro ali contro il corpo, si scaraventò verso il re come una lancia.
Re Glarb sparì in un portale quando i letali artigli graffiarono lo spazio vuoto dove si trovava. I singoli combattimenti terminarono quando gli animalidi decisero di fuggire da questo nuovo nemico. Mabel trascinò Helga alla relativa copertura dell’enorme trono riparato, con Ral subito dietro di loro.
“Puoi provare la stessa magia di prima?” gli chiese Mabel.
“Probabilmente è una cattiva idea” rispose Ral. “Se colpisco quella guglia d’acqua, potrei elettrificare chiunque stia toccando dell’acqua in tutta Acquifonte.”
“Così come il Falco.”
Ral scrutò il cielo. “Posso provare a calmare la tempesta. Potrebbe essere energia sprecata se il drago continua ad alimentarla.”
“Fai del tuo meglio.” La spada di Mabel inviò un impulso, veicolando calore su per il braccio e in tutto il suo corpo. Questa era la sua battaglia. Doveva proteggere i suoi amici e la città.
Mabel caricò da sotto la sua copertura. Un ruggito spezzò l’aria quando la creatura si lanciò in picchiata, mancando di poco un avianide che si era lanciato oltre il lato della vasca. Se voleva raggiungere il dragofalco, doveva andare più in alto.
Lì. Il giglio di pietra.
“Helga!” chiamò Mabel. “Ho bisogno del tuo trucchetto degli scalini.”
Lei indicò con la spada: l’espressione di Helga le fece capire che aveva compreso. Una scalinata d’acqua scivolò fuori da una delle arcate magiche che teneva in alto il giglio. Mabel eseguì una sfocatura verso di essa e iniziò a salire.
Raggiunse il fiore di pietra, con delle goccioline che la bagnavano mentre il vento spingeva contro la sua armatura. Un tuono rimbombò. Mabel alzò la sua lama fiammeggiante, un faro che sfidava il Falco della Tempesta ad attaccarla.
Con gli occhi lucenti di elettricità, la creatura si lanciò in picchiata con gli artigli aperti. Mabel si preparò a dispensare giustizia o a pensare alla propria morte.
Uno stridio riempì l’aria, poi l’uccello-drago barcollò di lato, colpito da un nuovo nemico: Maha, il Gufo della Notte e la sua scia di oscurità.
Le nuvole grigie vennero divise da strisce blu scure cosparse di stelle luccicanti. I due enormi rapaci sembravano alla pari, in volo attraverso il cielo rovinato dalla tempesta. Tuttavia, la Bestia della Calamità sembrava anticipare i movimenti del falco, addirittura attirandoli con manovre complesse. I suoi luminosi marchi turchesi si confondevano in tracce di crepuscolo, girando in cerchio, all’inseguimento, per poi sparire come la luna dietro le nuvole solo per ricomparire di fronte all’uccello-drago.
Inesorabilmente, il cattivo tempo cedette alla limpida notte. Gli artigli del Gufo della Notte si chiusero sulle penne caudali del Falco della Tempesta, strappandone una. Il ruggito della creatura aumentò improvvisamente d’intensità, per la sorpresa o per il dolore. L’uccello-drago sbatté le sue quattro enormi ali e sfrecciò nel cielo cosparso di stelle. Sparì in poco tempo, portando con sé tutti i rimasugli di cattivo tempo.
Il Gufo della Notte non partì all’inseguimento. Si appollaiò sul bordo della vasca, con i suoi occhi lucenti che fissavano Mabel, pieni di aspettativa.
In quel momento, Mabel sentiva di aver compreso perfettamente ciò che era accaduto e come sistemare la questione.
Scese velocemente gli scalini d’acqua creati dal trucchetto di Helga, correndo verso l’uovo gigante all’interno del suo nido magico. Trasportarlo si dimostrò arduo: era più grosso di lei e sorprendentemente pesante. Con attenzione, Mabel portò il prezioso carico verso il Gufo della Notte, immobile e con lo sguardo fisso.

Di lì a poco, Mabel si ritrovò così vicina alla Bestia della Calamità che, se avesse voluto, l’avrebbe potuta stringere nei suoi terrificanti artigli o mangiarla in un sol boccone. Il cuore di lei batteva più veloce delle ali di una libellula mentre offriva l’uovo alla creatura.
“Questo è tuo, non è vero?” mormorò Mabel. “Dovevi essere fuori di te per la preoccupazione. Lo sarei stata anch’io.”
La creatura poteva comprenderla? Poteva farlo una tempesta o un incendio? Mabel non lo sapeva, ma lo sperava.
Il Gufo della Notte prese cautamente l’uovo. I suoi occhi imperscrutabili si ammorbidirono, le sue piume si rilassarono. Sempre in silenzio, aprì le sue enormi ali e prese il volo con una folata di vento freddo. L’oscurità al suo passaggio ora sembrava placida, non più malevola: un dominio di chirotteri, insetti lucenti e fiori che benedivano le ombre con il loro dolce profumo.
“Come facevi a saperlo?” chiese Ral.
“Non lo sapevo” rispose Mabel. “Ma se io ho seguito l’uovo fino a qui per proteggere la mia famiglia, perché non poteva essere la stessa cosa anche per lei?”
I baffi di Ral fremettero. “Questa potrebbe essere la cosa più materna che tu abbia detto da quando ti ho incontrata.”
“Credo di poter fare di meglio.” Mabel si rivolse ai suoi compagni e ai superstiti della banda di mercenari di Artiglio Crudele, alzando la voce così da poter essere sentita in tutta la sala del trono. “Forza, voialtri, ripuliamo questa confusione!”
Re Glarb non solo fuggì dalle immediate vicinanze, ma abbandonò proprio Acquifonte, senza alcun indizio sulla sua destinazione. Anche Artiglio Crudele fuggì, e i suoi servitori si arresero o seguirono il suo esempio. I funzionari della città promisero indagini e giustizia per i ladri dell’uovo ma Mabel, con la minaccia della Bestia della Calamità sventata, decise che la sua parte nella storia aveva raggiunto la sua conclusione.
Fu richiamato un trasporto di cavoli per portare il gruppo verso casa… grande abbastanza da ospitare comodamente persino Coccolo. Il costrutto ondeggiava meno di una barca dei mustelidi mentre zampettava su delle gambe simili a quelle di un ragno lungo le strade principali in direzione di Buoncolle. Ral, tra tutti quanti, lo trovò disturbante, chiedendo più di una volta se Mabel fosse veramente sicura che non sarebbero stati soffocati da dei vegetali marcescenti. Lei lo rassicurò dicendogli che erano al sicuro.
“È stata proprio un’avventura” disse Finneas, grattandosi l’orecchio, “ma sono felice di tornare di nuovo a casa.”
“I Mascalzoni Striati aggiungono un altro successo ad una lista già molto lunga” disse Gev. “Non ho nemmeno perso la coda, come quella volta quando-“
Coccolo lo interruppe con un basso ringhio, e la bocca di Gev si chiuse di colpo.
Zoraline sbadigliò. “Posso portare la notizia al villaggio stanotte. Così tutti sapranno di doverci aspettare.” Prima che Mabel potesse rispondere, la chirottera tornò a dormire.
Helga fissava pensierosa il panorama in movimento. Mabel, restìa ad interrompere le riflessioni malinconiche della ranide, deviò la propria attenzione su Ral.
“E tu cosa mi dici?” gli chiese Mabel. “La tua missione è rimasta incompleta.”
“Vi lascerò rincasare” rispose Ral. “Dopodiché non ne sono sicuro. Devo avvertire delle persone riguardo quel drago vagante.”
“Tuo marito?”
“Tra gli altri.”
Il cuore di Mabel si strinse per empatia. “Spero che tu possa tornare presto da lui.”
Una scintilla illuminò gli occhi di Ral, ma non disse nulla.
Il resto del viaggio passò con qualche chiacchiera leggera, una tranquilla contemplazione e il crescente desiderio che la strada giungesse al termine.
E così accadde, con i sobborghi di Buoncolle che iniziarono a intravedersi al secondo tramonto, trovando nei suoi campi verdeggianti, nei mulini e nelle torri dei chirotteri una dolce vista familiare. E una cosa ancora più dolce erano gli animalidi in fila per le strade che salutavano o colpivano pentole e padelle, trasformando il loro arrivo in una parata improvvisata. In molti erano riuniti fuori dalla casa di Mabel, ed esultarono rumorosamente quando lei e gli altri scesero dal trasporto. Pip e Foggy si lanciarono verso di lei, mentre Clem e Rosalyn attendevano pazientemente sulla porta d’ingresso. Sopra di loro un cartello recitava “BENTORNATA MAMMA” con un “e tutti gli altri” scarabocchiato più in basso, come se ci avessero pensato dopo.
“Come mi siete mancati” disse Mabel, con voce spezzata, mentre attirava a sé suo marito e sua figlia all’interno dell’abbraccio di famiglia.
“Non abbiamo scelta” disse Clem. “Verremo con te la prossima volta, così non soffriremo la nostra mancanza.”
Mabel, in risposta, gli strofinò il naso.
“Io ho aiutato ad appendere il cartello!” strillò Pip.
“Mi ha colpito ancora l’occhio” si lamentò Foggy.
Rosalyn scosse mestamente la testa, e Clem strinse Mabel, con gli occhi di lui luminosi dalle risate.
Finneas venne sballottato da tutta la sua famiglia, con le sue sorelle che si lamentavano con lui senza pietà. Gev, appollaiato sulla spalla di Coccolo, raccontò la loro storia (con sorprendente precisione) ad un pubblico ammaliato. Zoraline si trovava in piedi di fianco a loro, con la sua vestaglia diafana che volteggiava mentre alzava un’ala per coprire il suo sbadiglio.
La voce stridula di Oliver svettò sul frastuono generale mentre saltellava per essere visto, salendo infine su una scatola che faceva proprio al caso suo. “Coraggiosi eroi, siete tornati da noi vittoriosi!”
“Ora l’hai fatta grossa” mormorò Clem. “Un altro bel discorso per tutti noi.”
Effettivamente, Oliver si lanciò in un appassionato soliloquio, con i dettagli del loro viaggio romanzati dalla sua immaginazione. Molti ascoltarono con un orecchio solo, poiché stavano venendo preparate delle tavolate piene di cibo. Rosalyn portò fuori interi cesti di muffin alla fragola e rabarbaro, oltre che focaccine di semi di girasole con marmellata di ciliegie, e tutti i presenti riempirono i piatti e lo stomaco.
Helga rimase da parte, ancora un’estranea per tutti tranne che per gli animalidi con cui aveva combattuto fianco a fianco. Ral si aggirava lì vicino, un altro estraneo, con un’espressione irritata quando per sbaglio colpì qualcuno con la propria coda.
“Perché voi due non prendete qualche dolce” disse Mabel a Pip e Foggy, che furono brevemente indecisi prima di rinunciare a lei in favore dei prodotti dolciari. Lei abbracciò Clem ancora una volta, poi evitò schiere di ammiratori per raggiungere la strana coppia.
“Dovreste mangiare” disse Mabel. “Come dice mia madre, i problemi spariscono a stomaco pieno.”
“Sembra saggia” rispose Helga, con il suo sorriso ansioso fisso sul volto.
“Tornerai dai tuoi genitori ora, o andrai a Rivastagno, o magari Pratofieno?”
Helga esitò. “Io pensavo che magari potrei… stare qui? Sarei una strega delle siepi, per le divinazioni sul tempo atmosferico e i trucchetti. Se non è troppo disturbo. La mia famiglia mi accoglierebbe, ma…”
“Non hai bisogno di giustificarti” disse Mabel, gentilmente. “Sono sicura che Oliver sarà deliziato di aggiungere un’altra eroina all’elenco del villaggio.”
“Io, un’eroina?” L’espressione ansiosa di Helga si tramutò in un sorriso sorpreso e genuino.
“Dovrai abituarti a sentire quell’appellativo durante il tuo compleanno.” Mabel rivolse uno sguardo interrogativo verso Ral.
“Io me ne vado” disse lui, bruscamente. “Beleren chiaramente non si trova qui, e non penso che mi cadrà un indizio in testa mentre mangio un muffin.”
“Forse no” disse Mabel, “ma almeno avrai mangiato un muffin.”
Prima che lui potesse controbattere, Helga trasalì, con i suoi occhi luminosi come uno specchio che riflette il sole. La voce che fuoriuscì dalla sua bocca sembrava lontana, come se provenisse dal fondo di uno stagno.
“I re nell’oscurità torneranno” intonò. “Il mago in blu condurrà la fine.”

La luce abbandonò i suoi occhi, poi Helga sbatté le palpebre come se non fosse accaduto nulla di strano. “Che tipo di muffin?”
Ral soffocò una risata. “Ritiro tutto. E non stavo nemmeno mangiando.”
“I re nell’oscurità” mormorò Mabel, scossa. “Cosa significa?”
“Significa che ho una nuova domanda a cui trovare risposta. Lanciala in cima al mucchio. Bè, grazie per la dritta, augure.” Ral iniziò ad andarsene, camminando.
Mabel appoggiò una mano sul suo braccio. “Aspetta. C’è qualcosa che voglio darti prima che te ne vada.”
Corse oltre un incuriosito Clem, in casa. Salì in soffitta, dove frugò dentro un baule finché non trovò ciò che stava cercando. Nuovamente giù, fu contenta di vedere che Ral fosse rimasto dove l’aveva lasciato, anche se con una rigida posa impaziente.
“Per te e tuo marito” disse lei, offrendogli una coppia di bottoni in ferrolinfa con una foglia di agrifoglio in rilievo. Avrebbe dovuto inserirli in un paio di mantelli per lei e Clem, ma non ne trovò mai il tempo. Ral li prese con un secco gesto della testa, e lei lo seguì mentre camminava tra le case verso un giardino tinto di viola dal timo lanoso.
“Sarai sempre il benvenuto qui” gli disse Mabel, agitando le foglie grigie e pelose. “Magari viaggeremo di nuovo insieme.”
“Mi sono accadute cose più strane” rispose Ral. “Non posso dire che mi sia piaciuto avere la coda, però.”
Cosa?
La domanda di Mabel venne lasciata inespressa mentre Ral spariva in un’esplosione di scintille elettriche che illuminò la serata, svanendo rapidamente come le immagini residue.
Uno stridio dietro di lei avvertì Mabel della presenza di una coppia di topolini combinaguai, che fissavano il giardino sotto shock.
“Quel mustelide è sparito?” squittì Pip, afferrando la gamba di Mabel.
“La gente mica sparisce” disse Foggy. “Deve aver usato un portale.”
Mabel conosceva abbastanza i portali da essere sicura che lui avesse fatto qualcosa di completamente diverso. Ma i suoi figli non avevano bisogno che la loro pace venisse incrinata.
“Venite vicini a me, miei piccoli combinaguai” disse Mabel, radunando a sé i suoi cuccioli. “Cos’avete combinato esattamente mentre io ero fuori all’avventura, hmm?”
I suoi piccoli iniziarono a parlarsi l’uno sull’altro, impazienti di crogiolarsi nel calore dell’attenzione e dell’affetto della loro mamma. Si riunirono a Clem e Rosalyn, che si infilarono tra di loro, con le code che si attorcigliavano le une alle altre, man mano che la festa attorno a loro cresceva di intensità e di volume. Di lì a poco il sole andò a dormire e la luna si svegliò nella notte profonda, con una stella cadente che brillò nel cielo color mirtillo come un desiderio esaudito… e, considerato che Mabel era a casa sana e salva, doveva esserlo per forza.



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